MUSICA E COMUNITÀ

Questo articolo pone una riflessione sull’importanza della musica sia per la crescita dell’individuo che per lo sviluppo della comunità all’interno della quale le persone si relazionano. Uno degli strumenti che facilita tale processo infatti è rappresentato dalla scuola di musica, l’ambiente nel quale le potenzialità individuali e di gruppo possono essere espresse, attraverso varie modalità in relazione alle esigenze e ai miglioramenti degli allievi. In effetti, fermo restando l’importanza dello studio collettivo reso necessario dallo sviluppo di un’orchestra composita e organica, è di frequente prevista la possibilità dello studio in gruppi ristretti (si tende a farlo nel caso dello stesso tipo di strumento) ovvero sono previste lezioni individuali che hanno l’obiettivo di consentire all’allievo di superare i propri limiti in determinati ambiti e cercare di accelerarne l’integrazione nel gruppo. Questa attività richiede una costante e attenta pianificazione che deve tenere in considerazione gli impegni che gli allievi sono chiamati ad affrontare.

Per altri versi, la metodologia di insegnamento si fonda sull’idea di sviluppare l’intelligenza musicale degli allievi in modo armonioso rispetto agli altri tipi di intelligenza riconosciuti e studiati. Seguendo il saggio di Gardner, la teoria delle intelligenze multiple esplora vari aspetti legati al concetto di intelligenza, non esclusivamente legati a un tipo logico-matematico o linguistico-verbale (c.d. forme tradizionali di intelligenza). Accanto alle due forme citate di intelligenza vi sono altre cinque tipologie che si sono sviluppate nel tempo e arricchiscono il bagaglio personale dell’essere umano. Si tratta delle seguenti forme:

  • Intelligenza musicale, ossia la capacità di comporre, riconosce e riprodurre modelli musicali, toni e ritmi;
  • Intelligenza corporea-cinestetica, vale a dire l’abilità di utilizzare il proprio corpo e svilupparne il coordinamento dei movimenti;
  • Intelligenza spaziale, ossia riconoscere e utilizzare lo spazio;
  • Intelligenza interpersonale, vale a dire la capacità di comprendere le intenzioni, le motivazioni e i desideri delle altre persone in modo di lavorare sul gruppo con maggiore efficacia;
  • Intelligenza intrapersonale, che significa essere abili nel comprendere se stessi, i propri sentimenti, in modo da individuare le proprie paure e motivazioni.

Tali forme di intelligenza vengono spesso utilizzate contemporaneamente e possono completarsi a vicenda per riuscire a perseguire i propri obiettivi e risolvere le criticità. Per Gardner, lo scopo è capire come utilizzare al meglio queste intelligenze per raggiungere un maggiore benessere individuale e di gruppo.

La compenetrazione delle diverse forme di intelligenza rappresenta il principio ispiratore della didattica adottata all’interno di una scuola di musica. Imparare a sviluppare l’intelligenza musicale, richiede al tempo stesso lo sviluppo ad esempio dell’intelligenza logico-matematica (ad esempio nel contare le battute), di quella corporea (si pensi al coordinamento richiesto ad esempio per suonare il pianoforte o premere i tasti di uno strumento a fiato o al senso ritmico nel suonare la batteria), dell’intelligenza interpersonale (esempio nel suonare in gruppo, comprendere le difficoltà del compagno e venire incontro allo stesso), nonché di quella intrapersonale (si pensi ad esempio all’esibizione di un solo). Riconoscere i punti di forza e le debolezze sui vari fronti dell’intelligenza dei singoli allievi, rappresenta la sfida costante degli insegnanti e il punto di riferimento finale. Questo fondamento permette di favorire la crescita e la formazione dell’allievo a livello generale, di svilupparne la personalità, indipendentemente dalla scelta o meno di proseguire la carriera di musicista. Sviluppare le forme di intelligenza in modo armonioso e avendo come filo conduttore la musica può contribuire al processo di apertura mentale delle persone in età scolare.

La contestualizzazione di un progetto musicale in un contesto locale, in una piccola comunità, produce anche altri importanti effetti. Uno di questi, è sicuramente quello di favorire la coesione sociale e il senso di appartenenza alla comunità.  La coesione sociale è una cultura basata sull’esercizio quotidiano di comportamenti informati alla trasparenza e al rispetto di regole condivise; una cultura dell’ascolto, del confronto e delle responsabilità. Rafforzare la coesione sociale, nonché trasmettere i valori culturali e di unione che permeano la società, consente dunque di consolidare il senso di inclusione alla comunità all’interno della quale gli individui nascono e si sviluppano, aumentandone il coinvolgimento e l’aggregazione. I concetti di inclusione, di coesione, di comunità sono tanto più importanti nell’epoca post-moderna, caratterizzata dallo sradicamento dei rapporti sociali da contesti locali per ristrutturarli su archi spazio-temporali indefiniti e globali, come teorizzato da Anthony Giddens. L’individuo viene proiettato in una nuova dimensione globale, in cui le vecchie certezze, basate su tradizioni e consuetudini, vengono sostituite da altre. Fra le cause di tale processo si ritrova la disaggregazione dei sistemi sociali e nel passaggio da sistemi fondati sulla fiducia a sistemi sempre più astratti. In breve, il distacco da un ordine sociale caratterizzato da certezze pone l’individuo nella situazione opposta di rischio e di incertezza. Tali concetti vengono ripresi anche da Zygmunt Bauman, che definisce la società contemporanea come la società dell’incertezza. Nella modernità la società era controllata da strutture centrali, il cui ruolo era “restaurare la certezza, eliminare la casualità, rendere i comportamenti regolari e prevedibili”, il che implica una limitazione della scelta. Nell’era della post-modernità, la paura dell’incertezza non è più tenuta sotto controllo dalle strutture centrali (definite dall’autore come fabbriche dell’ordine), ma deve essere affrontata individualmente: l’insufficienza di rimedi esterni deve essere compensata da quelli costruiti in proprio. La paura dell’incertezza è l’unico aspetto che rimane immutato, sebbene in forma di paura dell’inadeguatezza. Il sentirsi inadeguati fa nascere l’ansia di prendere in considerazione, spontaneamente, le molteplici proposte che il mercato offre per migliorare l’adeguatezza, incrementando lo stato di incertezza nell’uomo. In tale contesto lo stesso Bauman teorizza come la necessità di riconoscersi una comunità rappresenti il sogno per semplificare la vita, perché fa sì che ognuno si relazioni solo con i suoi simili, in ambiti in cui per identità comune può sentirsi meno solo e circondato dalla “protezione” che solo un gruppo omogeneo può offrire. Secondo l’autore la ricerca del senso di comunità non può però prescindere dal riconoscimento di una reale parità di risorse fra le persone e dall’assicurazione collettiva contro le sventure e le disgrazie individuali: se mai potrà esistere ancora una comunità nel mondo degli individui, dovrà essere soltanto una comunità “responsabile, volta a garantire il pari diritto di essere considerati esseri umani e la pari capacità di agire in base a tale diritto”.

 

Paolo Pavone

1 Gardner, H. – Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences – Basic Books – 1983.

2 Si veda www.stateofmind.it. 

3 Giddens, A. – Consequence of Modernity – Stanford University Press – 1990.

4 Bauman, Z. – Liquid Modernity – Cambridge Polity – 2000.

5 https://www.scenacriminis.com/scienze-forensi/criminologia/sociologia/individuo-nella-societa-contemporanea-tra-rischi-e-incertezze/. 

6 Bauman, Z. – Voglia di comunità – Laterza – 2001.

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