Musica senza età

Iniziare attività nuove in età adulta non è una novità per me. Quasi sempre, si trattava di interessi che non sono sorti nel corso del tempo, quando le esperienze e la conoscenza acquisita ti fanno scoprire nuove passioni aggiungendole a quelle già presenti. Non so quindi se questo rappresenti quel “mettersi in gioco” che tanto va di moda nelle discussioni aziendali degli adulti. Al contrario, su alcune cose ho avuto idee chiare fin da bambino, quando spendevo il tempo libero a rileggere il Milione o a vedere con una punta di invidia i coetanei delle colonie estive che si tuffavano in acqua per imparare a nuotare. Così come per i viaggi e l’apprendimento della pratica del nuoto, anche per la musica il processo di avvicinamento in età non più scolare è stato il medesimo.

L’attrazione per uno strumento, che un giorno era la fisarmonica, un altro il flauto, l’altro ancora la chitarra (su questo, devo dire, le idee non erano chiarissime), è stata in me presente fin dall’adolescenza ma non si è mai concretizzata per un motivo o per l’altro.
Da adulto invece la scoperta della tromba mi ha ricondotto verso una passione avvolgente risvegliando in me sensazioni che sembravano sopite. Francamente non so che cosa sarebbe successo se avessi iniziato a studiare musica da bambino. Sono già molto contento di avere iniziato e non mi preoccupo tanto del tempo che è stato e che ho speso nel fare altro. Quando hai cose che ti solleticano il tempo diventa una risorsa che utilizzi quando ne hai e, almeno per me, ho imparato che non rappresenta mai motivo di rimorso quello che avrei potuto fare se le condizioni fossero state diverse.

Una cosa che invece mi porta riflessione è la motivazione. Mi spiego meglio. Ho sempre avuto la passione per i viaggi perché volevo soddisfare la sete di scoprire nuove realtà e nuove culture mentre nel caso del nuoto, ben più praticamente, volevo evitare di annegare nel caso in cui una volta nella vita mi fossi trovato su una barca alla deriva – giuro che non sto scherzando! Per la musica invece io non ho mai sognato di essere un musicista vero e proprio, di comporre un pezzo che fosse suonato a distanza di secoli (anche se, al dire il vero, questa sarebbe stata una più che valida giustificazione…) o di suonare nei teatri più famosi del mondo. Voglio dire: per la musica non sono mai stato quello che un ragazzo che gioca a calcio sogna di essere, ossia il nuovo Maradona. La mia ambizione è stata sempre molto più modesta ed era quella di capire come potessi imparare a tirar fuori un suono “bello” da uno strumento. Lasciando perdere se poi fossi in grado di suscitare emozioni negli altri, volevo semplicemente capire come fare. Questo non vuol dire che non avessi ambizione però insomma, non è che avessi ascoltato Louis Armstrong e ne fossi rimasto folgorato. Non è stato questo il caso perché a me interessava come diavolo funzionassero gli strumenti, ossia la musica in senso lato.

Venendo all’oggi e soprattutto al futuro, sappiamo bene che questo passo, ossia capire come tirar fuori IL SUONO dalla tromba rappresenta già una bella sfida e gratificazione per tutti. Uno strumento che ha dei profondi controsensi. Due esemplificazioni su tutte: quando il suono deve essere potente, le labbra devono essere sempre morbide, quando il suono deve essere aperto, le labbra devono restare ben chiuse. Mettere in pratica queste ed altre regole del genere, richiede una pazienza e un’idea chiara e decisa della direzione che si sta prendendo della direzione che si sta prendendo, un’idea che deve essere sempre scolpita saldamente in testa. Ma imparare a suonare la tromba non è solo questo, per me studiare questo strumento ha rappresentato e rappresenta uno stimolo quotidiano.

Proprio perché si tratta di uno strumento anche fisico (le labbra, i muscoli facciali, le mandibole non sono uguali per tutti e la loro condizione non lo è tutti i giorni), non è soltanto questione di esercizio e studio ma anche imparare ad affrontare e superare altre criticità (anche se io amo definirle specificità) che rappresentano ostacoli evidenti e impattanti nell’approcciare lo strumento. Avere la volontà di studiare per ore può non bastare e anzi, addirittura può essere controproducente se non si risolvono altre questioni più basilari. La tromba mi ha imposto il rispetto di tempi e di metodiche che io, razionalmente, avrei affrontato in maniera completamente differente se non ne fossi stato consapevole. Avere questa linea di pensiero, comprendere certi passaggi e imparare ad avere la pazienza di saper attendere i momenti giusti rappresentano non solo gli ingredienti per arrivare al fine ultimo, ossia il controllo dello strumento, ma anche i più grandi insegnamenti che la tromba mi sta donando in questa vita.

Buona musica a tutti!

3 Comments
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