GLI ALUNNI DEL PROGETTO LWGT INTERVISTANO FABRIZIO BOSSO

L’intervista a Fabrizio Bosso è stata fatta dagli alunni del progetto Learn With Giovanni Todaro ed è inedita.
Il 7 gennaio c’è stato un incontro di alcuni alunni con il Maestro Bosso all’Auditorium Parco della Musica di Roma, durante il soundcheck prima del concerto “ We Wonder” dedicato a Stevie Wonder.
Le domande sono state fatte da Pierfrancesco, Emma, Riccardo, David, Giorgio, Paolo, Cristina, Savino, Jada, Tommaso.

INTERVISTA

Pierfrancesco: Buonasera Maestro Bosso, sono Pierfrancesco, alunno di Giovanni Todaro. La ringrazio molto per il concerto e soprattutto per averci dato la possibilità di assistere alle prove perché è stata un’esperienza unica: a me ha dato molto. Io in particolare volevo farle tre domande. La prima è se cambi molto suonare con trombe diverse o completamente diverse, perché a me ovviamente è capitato di suonare solo con la mia. La seconda è quanto siano importanti le prove prima di un concerto, se diventino meno importanti nel tempo o se conservino la loro importanza anche ad altissimi livelli. E infine se i concerti diano sempre la stessa sensazione bella di entusiasmo anche se se ne fanno tanti come ne fa lei. Grazie mille per la disponibilità e buona sera.

Fabrizio Bosso: Ciao Pierfrancesco. Intanto grazie a te per essere venuto all’incontro. Ovviamente cambia suonare da una tromba all’altra. Le variabili principali sono i canneggi, e la grandezza della campana. Il suono inoltre è influenzato anche da ciò che hai in testa. D’altra parte è normale che il tuo suono lo ritrovi un po’ su tutte le trombe, però uno strumento con certe caratteristiche ti può aiutare a trovare ciò che hai in mente. Inoltre, anche mentre si suona l’emissione è fisicamente differente da tromba a tromba: avere uno strumento più stretto o più largo fa la sua la differenza. Le prove sono importanti: Se il gruppo è già affiatato le prove servono per trovare il suono giusto (soundcheck) mentre sono fondamentali se non ci si conosce tra musicisti, in questo caso serve per trovare il feeling giusto. In altri casi potrebbe capitare che ci si trovi a fare gli ospitati, e in questo caso le prove servono anche a fare la scaletta.
Alla fine di un concerto, se è stato un bel concerto è molto bello, ma può anche capitare che non si è proprio soddisfatti per come hai suonato, o magari dove non si è trovato il feeling giusto coi musicisti. Magari al pubblico è anche piaciuto, ma non ci si sente soddisfatti. Quando suono con i miei gruppi è molto difficile che accada, se non impossibile, perché c’è grande complicità fra di noi, e quindi la musica funziona bene lasciandoci pienamente soddisfatti.
Ti mando un abbraccio e spero di rivederti presto. Ciao!

Emma: Come hai vissuto i momenti no con la tromba, se ci sono stati; quindi, come si sono superati e cosa ti ha spinto a continuare. Approfitto di questa situazione per ringraziare tutto il gruppo, soprattutto per il pre-concerto. Per noi è veramente emozionante ed indispensabile vedere quel dietro le quinte che spero vivremo al più presto anche noi. Un abbraccio.

Fabrizio Bosso: Ciao Emma, intanto grazie a te per essere venuta all’incontro. Momenti no sulla tromba ne ho avuti e ce li ho ancora adesso. Penso che il lavoro grande che debba fare un trombettista (un po’ come tutti i musicisti) sia alzare lo standard del proprio rendimento, cioè non andare più giù di un certo livello. Questo, insieme ad uno studio assiduo, permette di salire sul palco con più tranquillità e arrivare ad avere resistenza anche a livello psicologico. Ad ogni modo, ci sarà sempre il giorno in cui qualcosa non riesce con facilità, ma l’importante è non abbattersi, aspettare un attimo, cercare di rilassarsi e poi riprovare. Spesso è la testa che non ci permette di suonare in tranquillità e quindi di rendere al meglio.
Ti faccio un grande in bocca al lupo e chissà che non ci incontreremo presto su un palco, un abbraccione, ciao!

Riccardo: Ciao Fabrizio, sono Riccardo, suono la batteria. Vorrei chiederti se hai mai suonato un altro strumento e se lo suoni ancora, oppure se lo hai lasciato per studiare in modo più approfondito la tromba.

Fabrizio Bosso: Ciao Riccardo! Suono un po’ il pianoforte che mi serve per comporre la musica, non potrei mai fare un concerto da pianista. Mi sono concentrato sulla tromba che richiede già impegno per riuscire a suonarla abbastanza bene.

David: Ciao Fabrizio! Dato che mi capita spesso di avere dei momenti non particolarmente felici nello studio della tromba, vorrei chiederti se negli anni è cambiato il tuo rapporto con lo strumento e, se sì, come? E come sei riuscito a risistemarlo?

Fabrizio Bosso: Non bisogna spaventarsi di questi momenti bui, soprattutto con il nostro strumento perché è facile avere degli abbassamenti di rendimento. A volte fa anche bene mollare un giorno o due per diventare dei professionisti e riuscire a fare questo lavoro con un po’ di tranquillità. L’obiettivo è quello di arrivare a superare i momenti difficili mantenendo un livello di rendimento che ti permetta di salire sul palco e di suonare bene anche se non sei nel giorno della tua massima forma. Quindi riuscire ad alzare il più possibile il proprio standard preserva da non fare strafalcioni.

Giorgio: Ciao sono Giorgio, ho undici anni, vivo a Roma. Come ci si sente a suonare bene la tromba?

Fabrizio Bosso: Ciao Giorgio. Che bella domanda che mi hai fatto! “Come ci si sente a suonare bene la tromba?” Non lo so, perché io in realtà non sono mai veramente contento di come sto suonando la tromba, si lavora per cercare di suonarla al meglio. A parte gli scherzi, quando sento che riesco a suonare bene è sicuramente gratificante e appagante. Ti rendi conto che ne è valsa la pena fare tutti gli sforzi e studiare. Tutta la fatica che si fa ha un senso se poi si riesce a rendere bene con il proprio strumento.

Paolo: Ciao Fabrizio, sono Paolo, vorrei innanzitutto complimentarmi con te per rappresentare un modello di riferimento per tutti noi che ci cimentiamo nello studio dello strumento. Vorrei farti un paio di domande.
La prima è quanto l’aver studiato tromba, e tutte le esperienze che ne scaturiscono, ti sia servito come supporto per affrontare i momenti difficili che si incontrano nella vita.
La seconda domanda, invece, è legata più al progetto che hai avviato relativo all’omaggio a Stevie Wonder. Vorrei sapere cosa rappresenta questo artista per te, un artista che anche io amo molto, e cosa apprezzi in particolare di lui.

Fabrizio Bosso: Ciao Paolo, intanto grazie a te per essere venuto all’incontro. Il fatto di avere questa grande passione, che è anche il mio lavoro, è stato un supporto nei momenti difficili. Spesso però ho vissuto dei momenti difficili proprio con lo strumento e con la musica in generale, come tutte le cose a cui si tiene molto e a cui si è legati. È naturale che ci siano degli alti e dei bassi, però il fatto di amare la musica, amare il mio lavoro e il mio strumento in alcuni momenti difficili in cui ero giù moralmente, è stato anche un aiuto.
“Perché Stevie Wonder?” Perché ci sono cresciuto, ho anche iniziato a fare i miei primi soli con i suoi dischi, come facevo sui dischi dei grandi cantautori italiani. In seguito, maturando, mi sono reso conto della genialità di questo artista, della sua padronanza a livello musicale di tutti gli stili e ritmi. Per questo mi sono detto “Perché non fare un omaggio a lui? Amo la sua musica, proviamo a suonarla”.

Cristina: Ciao Fabrizio, sono Cristina. Ormai ti seguo da tanto tempo e posso confermare il fatto che sei una grande guida, sia dal punto di vista musicale, ovviamente, sia da quello personale, perché credo che tu trasmetta tanta positività.
La mia domanda è questa: cosa consigli ai giovani ragazzi che intraprendono lo studio dello strumento, sia a livello professionale e sia semplicemente come hobby? Quali consigli senti di dare, da un punto di vista tecnico e morale/emotivo?

Fabrizio Bosso: Il consiglio per chi si approccia a questo strumento, è quello di trovare un feeling con la tromba, un equilibrio. Come tutti, soprattutto da piccolo, ho avuto molti momenti conflittuali. Crescendo invece ho imparato ad instaurare un rapporto più amichevole con lei: quando non escono le note come si vorrebbe, non bisogna buttarsi giù. L’unico rimedio è studiare, studiare la tecnica il più possibile perché è attraverso la padronanza della tecnica che siamo poi in grado di poterci esprimere con più naturalezza perché non abbiamo impedimenti tecnici ad eseguire ciò che abbiamo in mente.

Savino: Maestro, la ringrazio per questa possibilità che ci sta offrendo. Le chiedo se ricorda un momento particolare in cui ha realizzato che avrebbe messo tutto sé stesso per diventare un musicista e cosa più di tutto in quel momento donava bellezza a quella volontà. Grazie.

Fabrizio Bosso: Ciao Savino! Grazie a te per questa bella domanda. Non è facile rispondere. Ho iniziato a suonare la tromba a cinque anni e a sette anni i miei genitori mi hanno chiesto se mi volessi iscrivere al conservatorio. Lì ho realizzato forse che era una cosa in cui credevo molto. Poi ovviamente studiando e quando ho iniziato a fare i primi concerti. Sicuramente quei momenti sono stati delle conferme che mi hanno fatto capire che ero sulla strada giusta, o almeno quella che stavo cercando. Poi non si finisce mai di imparare e di stupirsi anche da grandi. Questo è il bello della musica.

Jada: Ciao Fabrizio. Ho 11 anni. Mi piacerebbe sapere se da piccolo avevi qualche esercizio che ti sembrava un po’ noioso e volevo sapere se lo facevi o evitavi di farlo.

Fabrizio Bosso: Ciao Jada! Che bella domanda questa! Sì, ce ne sono stati tanti di esercizi noiosi. Quando ho iniziato il conservatorio ho cercato di preparare molto velocemente le lezioni che dovevo preparare per la settimana dopo e poi mi divertivo a suonare sui dischi di mia mamma e di mio papà sia di Jazz che di Pop italiano e cercavo di applicare quello che avevo studiato, magari un po’ improvvisando. Certamente ci sono alcuni studi che sono fondamentali e solo facendoli tutti i giorni (pure annoiandosi) si può migliorare. Bisogna avere tenacia e continuare a studiare anche le cose noiose. Poi ogni tanto si trova uno svago per divertirsi.

Tommaso: Ciao Fabrizio. Sono Tommaso, ho 12 anni. Avevo una serie di domande sui maestri. La prima era se era bravo il tuo primo maestro, a che età – secondo te – lo hai superato e quali sono i maestri che ti hanno segnato maggiormente per farti diventare ciò che sei oggi e perché. Quali sono le caratteristiche di un bravo maestro e se, secondo te, Giovanni è un bravo maestro.

Fabrizio Bosso: Ciao Tommaso! Bella questa domanda! Sicuramente il mio primo Maestro al conservatorio mi ha fatto amare la musica anche se tecnicamente non mi ha dato le cose che erano necessarie per fare un salto di qualità ma poi ho incontrato altri Maestri. C’è stato per esempio Pierre Thibaud, Maestro molto severo ma che mi ha fatto capire che, se avessi voluto fare il trombettista di professione, avrei dovuto sistemare tante cose.
Penso che la bravura di un Maestro debba essere anche quella di far amare la musica, fare amare lo strumento (nel nostro caso la tromba) ma poi anche trovare la via giusta per comunicare e trasmettere qualcosa di importante al proprio allievo. Non basta solo spiegare nozioni o far sentire come si fanno certe cose, bisogna trovare anche il modo giusto per farle arrivare e Giovanni di sicuro è un bravo Maestro, altrimenti non avrei organizzato questa giornata con voi. Son sicuro che essendo bravo lui, ha tutti allievi bravi come voi, seri, che fanno domande intelligenti e quindi è stato un grande piacere incontrarvi. Alla prossima. Un abbraccione. Ciao Tommaso!

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